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- Gay Panic al teatro Primo di Napoli
19 marzo 2010 - Il testo è ispirato a un fatto realmente accaduto durante la guerra in Iraq (maggio 2004, base militare di Ad Dawr), tra un marine americano e una giovane recluta della rifondata Guardia Nazionale irachena.

TEATRO IL PRIMO - Colli Aminei, Napoli
"GAY PANIC"
scritto e diretto da RICCARDO DE TORREBRUNA
Musiche Originali AIDA NADEEM
Allestimento Scenico MASSIMILIANO FRUMENTI
Disegno Luci MARIO BUONINFANTE
Il testo è ispirato a un fatto realmente accaduto durante la guerra in Iraq (maggio 2004, base militare di Ad Dawr), tra un marine americano e una giovane recluta della rifondata Guardia Nazionale irachena. Praticamente taciuta dagli organi di stampa, la notizia non ha trovato eco finché non è stata scoperta tra i carteggi della giustizia militare americana e pubblicata da un giornale del North Carolina, il “News & Observer”.
Il breve incontro tra Daniel e Zaggam in una torretta di sorveglianza è un frammento della guerra che include l’elemento decisivo della sessualità, nonché la sindrome, il “gay panic” appunto, che percorre e minaccia il sistema nervoso dell’esercito americano. Questo accenno di conoscenza, di amicizia e infine di amore fisico, bruciato nel respiro di un turno di guardia, diventa suo malgrado tragedia, ma conserva l’ironia e lo stupore possibili solo per una vicenda sotterranea, fuori del controllo dell’onnivora macchina mediatica e dei suoi bollettini di guerra.
Il linguaggio teatrale è intenzionalmente spoglio. Se ci troviamo a rimestare nel torbido, come sempre accade quando ci si ammazza da qualche parte, è per aver permesso ad altri, e non certo i migliori di noi, di condurre il gioco di una guerra ideata ad arte.
Daniel e Zaggam con le loro incertezze e i loro dubbi hanno la missione di ricondurci nello spazio mentale dove “quello che si vede non è quello che è”. Il confronto tra un cristiano e un musulmano, entrambi complici passivi della guerra, non pretende di esaurire il dibattito che da qualche anno è esploso in tutto il pianeta né tanto meno di creare degli stereotipi. Ci offre invece il privilegio di osservare due individui alle prese con il problema della comunicazione, con la difficoltà di restare umani in un contesto che per ragioni diverse li ha isolati rendendoli sempre più estranei a sé stessi, sempre meno convinti di prendere parte alla Storia.
